Tensione metodologica e volontà espressa
3.1La scelta del piano: metodo, non contenuto
La scelta di fondo di questo lavoro è netta: l'interesse si ferma al metodo organizzativo e non si estende al contenuto ideologico. Non è neutralità tiepida né assenza di ideali, ma una decisione architetturale precisa:
«[…] è l'organizzazione che permette agli individui di agire e pensare insieme per risolvere i problemi, siano essi sociali, economici, organizzativi o politici.»§3.1 — La scelta del piano
Questa posizione sostiene l'esistenza di un piano metodologico-procedurale che precede logicamente il piano dei contenuti: prima dell'ideale viene la possibilità di costruire collettivamente qualunque ideale.
3.2Una tradizione riconoscibile
La distinzione tra forma e contenuto della deliberazione collettiva ha una genealogia precisa nel pensiero politico e organizzativo:
- nella tradizione procedurale anglosassone, da Robert (1876) fino alle elaborazioni contemporanee di facilitazione consensuale (Starhawk 2011);
- nella distinzione bobbiana tra forma democratica e contenuto democratico (Bobbio 1984);
- nella teoria del governo dei beni comuni di Ostrom (1990), dichiaratamente indipendente dai contenuti;
- nei meta-modelli organizzativi quali l'olocrazia (Robertson 2015) e la sociocrazia 3.0 (Priest, Bockelbrink e David 2015).
3.3Il vincolo del tempo e la forma del contributo
Un vincolo di tempo personale rende non praticabile la fondazione diretta di un movimento: da qui la scelta della prospettiva teorica come forma di contributo. È una scelta strutturalmente diversa da una rinuncia: produce un manufatto con tempo di decadimento più lungo dell'azione politica diretta, una platea di lettori più ampia e una soglia di ingresso minore per chi voglia adottarlo.
L'analogia con autori come Freeman (1972), Ostrom (1990) e Robertson (2015), che hanno prodotto contributi normativi senza necessariamente fondare le organizzazioni che li applicano, mostra che il contributo teorico è una forma di pratica politica autonoma e legittima.